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“Otto Sguardi d’Autore”, mostra d’arte contemporanea

Dal 6 Novembre 2012 al 16 Novembre 2012
Martedì 6 Novembre si inaugura la grande mostra-evento d’arte “Otto sguardi d’autore” curata da Alberto Moioli, Direttore Editoriale dell’Enciclopedia d’Arte Italiana, nella splendida cornice espositiva del Museo d’Arte e Scienza di Milano.
La mostra collettiva “Otto sguardi d’autore” è particolarmente importante perché nasce da una concreta collaborazione tra due Istituzioni fortemente impegnate nel proporre Artisti di varie tendenze ed attività ma tutti con il denominatore comune della qualità.
L’enciclopedia d’arte Italiana presenta Artisti italiani selezionati dal Comitato Scientifico per un progetto culturale e artistico che si sviluppa attorno ad un Portale internet, attualmente primo al mondo su tutti i motori di ricerca nel settore “enciclopedia d’arte” ed un annuario stampato. Recentemente si è “gemellata” con URBIS ET ARTIS, una prestigiosa rivista bimestrale edita a Roma. Una serie di ulteriori importanti collaborazioni con Gallerie d’Arte, Curatori e Critici, costituiscono una vera e propria “rete” nel mondo dell’arte.

Il 6 novembre il Museo aprirà le porte a otto autorevoli interpreti dell’arte italiana:
Carlo Balljana, Fiorenzo Barindelli, Drago Cerchiari, Gabriele Colombo, Gino Corsanino, Clelia Cortemaglia, Marisa Mezzadra e Riccardo Todeschini.
Gli artisti saranno i protagonisti di un evento che si svolgerà su quel “palcoscenico artistico” milanese considerato a ragione come osservatorio internazionale permanente, proprio come il Portale internet Enciclopedia d’Arte Italiana

Gli artisti in mostra:
CARLO BALLIANA
Conosciuto dalla critica ufficiale come lo “scultore del vento”, è nato a Farra di Soligno il 29 agosto del 1944. Si è laureato in ingegneria ed architettura artistico-ambientale a Friburgo, in Svizzera. Dal 1963 espone in mostre collettive personali in tutto il mondo e partecipa a concorsi nazionali ed esteri. Si dedica principalmente alla realizzazione di monumenti e di grandi opere in spazi pubblici e privati.
Ha eseguito oltre 150 monumenti in Europa: un’opera di rilevanza mondiale è il reliquiario in oro e argento che conserva l’apparato vocale di Sant’Antonio nella Cappella del Tesoro nella Basilica Vaticana del Santo di Padova.
Tra le mostre più importanti ricordiamo l’esposizione all’Ateneo San Basso a Venezia nel 1988, al Museo Civico Bellona di Montebelluna nel 1989, all’Espace Eugene De La Croix a Parigi nel 1991 e nel 1993 al Museo Fondazione G. B. Cima di Conegliano.

FIORENZO BARINDELLI
Fiorenzo Barindelli nasce a Cesano Maderno, in Brianza, il 29 Febbraio 1952.
Architetto, artista, e noto collezionista da “Guinness” di orologi Swatch, dipinge le sue prime opere ad olio negli anni’70, stimolato dall’amicizia con il pittore Roberto Villa.
Nel 2005 apre “Open Art Studio”, un laboratorio creativo dove si dedica alla ricerca ed all’esecuzione delle proprie opere. Prosegue il percorso della “Optical Art”, intrapreso da maestri come Vasarely, dove giocose geometrie sublimate dall’estasi del colore riempiono, seguendo precise architetture, le tele che sembrano dotate di una propria luminosità. Nel corso degli anni, sviluppa una riconosciuta attività artistica internazionale.
Nel 2007 partecipa alla 52esima edizione della Biennale di Venezia, in eventi collaterali. Sempre nel corso dello stesso anno, effettua un’importante personale presso la sede UBS di Manno-Lugano, e espone presso la CVB Gallery di New York. La pubblicazione “Shanghai Artist” gli dedica un servizio, ed è inserito nel “Catalogo d’Arte Moderna” edito da Giorgio Mondadori, appare sull’Art Diary International e nell’Enciclopedia D’Arte Italiana.
Le sue opere sono state esposte in mostre collettive ad Abu-Dhabi, Basilea, Buenos Aires, Bolzano, Copenaghen, Dubai, Firenze, Kuala-Lampur, Helsinki, Istanbul, Madrid, Milano, Montevideo, Napoli, Pechino, Roma ed in molte altre città.
E’ presente nel museo civico “Parisi Valle” di Maccagno (Va).
Nel 2010, una sua opera è collocata nell’Art Hotel Navigli di Milano, in una prestigiosa collezione di dipinti e sculture di arte contemporanea, che ne impreziosisce gli ambienti.

DRAGO CERCHIARI
Drago Cerchiari (Milano, 13 marzo 1949). Studia disegno, pianoforte. Molti i pittori, scultori, critici d’arte nella famiglia tra cui Fausto Zonaro, che divenne pittore ufficiale alla corte dell’ultimo Sultano Ottomano a Istanbul e, lo zio Aldo Cerchiari, che lo iniziò alla pittura. Nel 1979 dipinge “Meduse”, “I pioppi “, Quadri rappresentativi di temi rielaborati e sviluppati negli anni successivi. Nel 1980 si trasferisce a Philadelphia, USA.
Fertilissima la produzione, nell’enorme atelier: un edificio dismesso, di fronte alla town house di 800 Pine Street, usato anche per esibire, studiare e confrontarsi con gli artisti emergenti dell’America di quei tempi.
Inizia un periodo di viaggi che contribuiscono alla sua maturazione culturale. Brasile, Colombia, Argentina, Venezuela. Conosce l’Asia, Malesia, Indonesia, South Korea, Filippine e Giappone.
Dopo un breve ma prolifico soggiorno a Pittsburgh nel 1985 si trasferisce a Princeton, USA. Un nuovo atelier nel bosco.
Nel 1987 rientra in Italia. E’ il periodo delle nature morte, “Bottiglie in Grigio“ 1990, “Seconda neve, alberi, primo sole“, L’atelier e’ un vecchio laboratorio. Torna poi a New York e in seguito nel 1994 a Losanna, in Svizzera. L’atelier, uno chalet in un bosco sul lago di Ginevra, diventa uno spazio magico dove creare i grandi quadri della maturita’. “Il Mio Giappone” 1996, “Liberi seminude e soli” 1999 ““Canada on Fire” 2002., …… “Fiordi“ 2003
Espone a Milano, Imperia, Losanna, Ginevra, New York fino ad approdare a un nuovo atelier sul mare di Sardegna. Drago Cerchairi prosegue incessantemente ad alimentare la sua creatività filtrando la realtà con la sua straordinaria sensibilità
artistica.

GABRIELE COLOMBO
Gabriele è uno scultore, ha iniziato a lavorare in questo ambito artistico negli anni ’80. Ha esposto a Milano a Settembre presso lo “Studio d’Ars” di Via Sant’Agnese.
“La natura per Gabriele è una guida, un mito, un mezzo per riflettere, sul senso della vita, sul fascino dell’arcana armonia dell’universo. Quando l’artista prende possesso di una radice, dopo averla cercata, trovata e sottratta al suo ambito naturale, ne rimane affascinato grazie alla bellezza della sua forma, sia essa radice di castagno, faggio o acacia. E si entusiasma. Con
speciali attrezzi appositamente creati per rispondere alle proprie esigenze estetiche, Gabriele Colombo, scava, aggiunge, coglie, leviga, raspa, modella, ascoltando il muto palpito di ogni radice. Mette in evidenza l’insito equilibrio delle forme e fa sì che la radice, diventa scultura, possa comunicare a piena voce a chi la osserva la propria “canzone”. Sia essa di barocca
assonanza o sveli richiami ritmici ed echi geometrici, ogni radice/scultura ha un fascino unico che ammalia non solo lo spettatore, ma anche il suo svelatore, l’artista, che in questa sua ricerca si stupisce, si incanta, donando ad ogni radice/scultura un valore di sublime eternità. E’ la scoperta della potenza e della bellezza della natura, la sua conferma.” Grazia Chiesa

GINO CORSANINI
Gino Corsanini, nato nel 1947, ad Ortonovo (SP), nei pressi di Carrara, dove ha perfezionato lo stile classico e conseguito il titolo di studio. Successivamente l`artista si è trasferito a Milano, per lavorare presso la Veneranda Fabbrica del Duomo in qualità di scultore. Da circa trent’anni opera presso il suo atelier di Vanzago (MI).
La ricerca plastica di Gino Corsanini giunge da lontano, dal Museo del primo Novecento europeo, quello negli anni in cui Alexander Archipenko esauriva l’esperienza cubista, conservando alcune allusività espressive di quel periodo eroico. Corsanini è, in un certo senso, erede di quel linguaggio, di quel mondo. Esegue sculture in bronzo e in marmo dal taglio
particolare, dove il tuttotondo fraternizza con l’incavo, esaltando ulteriormente un’espressività tesa verso forme di notevole qualità poetica. Ci sono opere con attinenze Liberty come principale di Corsanini è di riportare in superficie corpi plastici che si muovono con forme armoniose. Nell’artista c’è un costante dialogo con la materia, che egli elabora in chiave abile, con una aristocrazia di fondo. Sono, in effetti, costruzioni plastiche tese a sublimare esclusivamente il bello.

CLELIA CORTEMAGLIA
Clelia Cortemiglia vive e lavora a Milano. Ha compiuto gli studi classici. Con Giangiacomo Dal Forno ha appreso tutte le tecniche della pittura, dell’affresco alla vetrata. Suo Maestro, oltre che grande amico, è stato Lucio Fontana. Con lui il discorso d’arte era continuo: dal figurativo ad una visione che era solo di pensiero……
“Neoplastico. Questo il retaggio cui s’è tentati di attribuire le pitture ultime di Clelia Cortemiglia. Neoplastico, ovvero una sorta di mitologia della forma, un trascendersi del motif geometrico sino a probabili umori metafisici.
Taluni elementi ne sono indicatori. La centralità del cerchio, la diade bianco/oro…… come se la mano del pittore antico d’icone si ripensasse sul sogno suprematista. Di quelle ascendenze certo Clelia è consapevole. Tuttavia, stante la centralità dell’idea stessa di luce, essa è per l’artista ragione di un processo pittorico concreto, che non trascende il dato di sensiblerie e invece essa sensibilità provoca, in un nitido e distillato – ma concreto – pascolo dell’occhio sulla tela.
Il bianco/colore e il nero/colore si stendono come per grumosità stilizzate, tramate da una grafia scrutinata e risentita dal gesto che traccia, come momento fondante dell’individuo pittorico.Luce è, ma luce fisica, che incide su questa superficie irritata di grazia, e da essa rimonta allo splendore distante dell’oro, asserzione fisica, anch’esso, prima che suggestione
simbolica e di cultura …” Flaminio Gualdoni

MARISA MEZZADRA
“Tutto cominciò negli anni della mia adolescenza, quando passavo molto del mio tempo libero a disegnare visi di donne immaginate, in seguito riconosciute come ‘ideali’ di quello che io avrei voluto essere. (dichiara Marisa Mezzadra)
La consapevolezza del piacere nel disegnare crebbe nel tempo, con l’insegnamento di Maria dal Conte alla Scuola Superiore; di Liliana Barbieri dopo l’Università e con la conoscenza della Professoressa Rossana Bossaglia.Quando diventai Insegnante d’Inglese, dopo l’Università Bocconi in Milano (un’esperienza coinvolgente in quel suo schiudersi a nuove culture e a nuovi mondi), l’impatto fra le due attività (pittura e insegnamento) divenne inestricabile. L’esito di questo impatto fu un profondo interesse nelle elaborazioni della mente e nel loro conseguente esprimersi in parole o in altri segni – mentre evolveva la mia ricerca sia nei metodi di insegnamento, sia nelle tecniche della pittura.
Un ulteriore tratto unificante fra le due tendenze sta nel loro ‘metafisico’ intento – sulla scia del Grande Giorgio De Chirico – di svelare il senso nascosto dell’esistere, del mondo dentro di noi e intorno a noi, nell’essenza profonda della splendida natura.

RICCARDO TODESCHINI
“I colori primari di Riccardo Todeschini. L’abito non fa il monaco, se pensiamo all’abito di Arlecchino. Non possiamo immaginare un abito diverso dallo sgargiare di colori, dal tripudio di cromie che, portate sulla scena, con fare disinvolto, raccontano l’esatto contrario di quel che esprime l’artista Todeschini nelle sue stesure di colori. I colori sono forti, sono primari
e decisi, stesi con passione, con saggezza e cura quasi maniacale . Essi ci aprono pareti immaginarie e vengono veicolati a briglie sciolte , in un mondo geometrico e anche astratto.
Avvertiamo esattamente quello che l’artista vuole raccontarci. Senza usare contenitori contaminati. In un modo semplice. La semplicità è il “leitmotiv” essenziale per comprendere Il percorso artistico di Riccardo Todeschini. Il richiamo a Morandi, per la semplicità e per mondi supremi, nonché per il rigore espositivo, è lecito. Con le forme geometriche , che fanno pensare a lunghi viaggi lontani, con il mare lucente e piatto sottostante.
Forme che si sovrappongono e si rincorrono in una danza piacevole fatte di colori primari che come un ventaglio colorato che si apre senza sonoro, fanno da contrasto formale alla confusione della città” Grazia Chiesa

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